lunedì 29 dicembre 2025

Parola dell'anno: come trovarla e come usarla + un regalo per te

Succede spesso durante l'anno, una due o tre volte. In momenti specifici o apparentemente casuali: sento il momento di fermarmi. Un bisogno che è quasi fisiologico. Non per pianificare tutto, non per mettere ordine a ogni aspetto della vita, ma per ascoltare. È uno spazio sottile, spesso silenzioso, in cui emerge una domanda semplice ma potentissima: di cosa ho davvero bisogno adesso?

È da qui che nasce, per me, la parola dell’anno. Non nasce dall’ambizione, né dal desiderio di fare di più o meglio. Nasce da un movimento interiore, da una stanchezza che chiede cura, da un’intuizione che chiede fiducia. La parola dell’anno non arriva come una risposta definitiva, ma come una presenza che accompagna.

E con la chiusura di un anno, e di uno nuovo che sta per iniziare, non c'è momento migliore che questo per farsi un regalo. Un dono, una promessa, una bussola per quello che c'è e per quello che verrà. La parola dell'anno, appunto, che ti aiuto a trovare e a usare, con un piccolo regalo per te che trovi alla fine di questo articolo. Ma procediamo con ordine.

parola dell'anno 2026

Cos’è davvero la parola dell’anno (e cosa non è)

La parola dell’anno non è un obiettivo da raggiungere entro dicembre, né una promessa da mantenere a tutti i costi. Non è una versione più elegante dei buoni propositi e non è qualcosa che devi incarnare perfettamente ogni giorno. È una direzione gentile.

Una bussola interiore che non ti chiede di correre, ma di orientarti. Una parola che non serve a misurare quanto stai facendo, ma a ricordarti come vuoi stare mentre vivi ciò che accade.

Quando perdi il centro, la parola resta lì. Quando cambi idea, si trasforma con te. Quando sbagli, non ti giudica. Ed è forse proprio questo il suo valore più grande. Perché una parola, se usata bene, funziona più di mille obiettivi.

Ho smesso da tempo di scrivere liste infinite di obiettivi per l’anno nuovo. Non perché abbia rinunciato a crescere, ma perché ho capito che spesso quelle liste sono un modo raffinato per continuare a chiedermi troppo.

Una parola, invece, non pesa. Non pretende. Non aggiunge carico.Una parola accompagna. Sta con te anche nei giorni in cui non fai abbastanza, nei momenti in cui sei stanca, confusa, in dubbio. Non ti chiede risultati, ma presenza. E in un mondo che ci vuole sempre performanti scegliere una parola, e una soltanto, è un gesto profondamente rivoluzionario.

Come arriva la parola giusta

La parola dell’anno non si sceglie con la testa. O meglio: non solo. A volte arriva subito, chiara. Altre volte si fa attendere, si nasconde dietro un “non lo so”, dietro una sensazione vaga, dietro una resistenza. Per me, quasi sempre, arriva scrivendo.

Scrivo quando sono confusa, quando sento troppe voci dentro, quando non riesco a distinguere ciò che desidero da ciò che mi aspetto da me stessa. E a un certo punto, tra una frase e l’altra, una parola resta. Non perché sia bella o ispirazionale, ma perché è vera.

È quella parola che mi fa fare un piccolo respiro più profondo quando la leggo.

Scegliere una parola dell’anno è un atto di cura verso di sé. È decidere che, prima dei risultati, vengono il ritmo, il modo, l’attenzione.

Può essere una parola gentile, come lentezza, cura, presenza. Può essere una parola scomoda, come confine, verità, coraggio. Spesso è proprio quella che ti mette un po’ in difficoltà a essere la più necessaria.

La parola giusta non serve a rassicurarti sempre. A volte serve a farti smettere di evitare ciò che già sai.

La tua parola dell'anno (e il tuo regalo)

La mia parola di questo 2026 è LUCE. Non perché so già come viverla, ma perché so che mi servirà.

Mi servirà nei giorni in cui tornerò a dire sì quando vorrei dire no. Nei momenti in cui perderò il contatto con me stessa. Nelle scelte piccole, quotidiane, apparentemente insignificanti.

Questa parola non mi chiede perfezione. Mi chiede presenza. E forse è proprio questo il suo dono più grande.

Se anche tu senti che una parola potrebbe accompagnarti nei prossimi mesi, ti invito a non cercarla in fretta. Prenditi uno spazio, anche breve, per ascoltarti davvero.
Puoi iniziare da queste domande, una alla volta:

Cosa mi è mancato nell’ultimo anno?

Di cosa ho avuto troppo?

Cosa desidero proteggere?

Come voglio sentirmi, più che cosa voglio ottenere?

Scrivi senza giudizio. Rileggi con gentilezza. La parola giusta non grida: sussurra.

Se senti il bisogno di essere accompagnata in questo processo, ho creato un workbook gratuito dedicato proprio alla parola dell’anno. È uno spazio guidato di journaling e scrittura consapevole che ti aiuta a fare chiarezza, ad ascoltarti in profondità e a scegliere una parola che non sia una moda, ma una compagna di viaggio.

Non serve esperienza, né “saper scrivere bene”. Serve solo il desiderio di fermarti un momento e tornare a te.

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